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Coaching organizzativo: il libro di EMCC Italia

Coaching organizzativo

Coaching Organizzativo: quando l’organizzazione diventa coachee è il titolo del primo libro prodotto da un focal point di EMCC Italia, l’Associazione Italiana di coaching e mentoring collegata a livello internazionale a EMCC Global. Il gruppo di studio e lavoro sul coaching organizzativo che ha prodotto questo risultato è composto da Myriam Ines Giangiacomo (coordinatrice del gruppo), Alessia Baggiani, Daniela Cadeddu, Diego Dal Ben, Sandra Ermacora, Francesca Natale e Chiara Zerbini.

In questo articolo riportiamo alcuni spunti tratti dalla lettura del libro e dal Talent Talk Insights in cui abbiamo avuto il piacere di ospitare Chiara Zerbini, presidente di EMCC Italia.

Chiara Zerbini (Chiara Zerbini | LinkedIn) è Coach & Mentor EIA Senior Practitioner, Founder di Coaching you.

Cos’è il coaching organizzativo?

Il coaching organizzativo si rivolge all’intera organizzazione vista come sistema o, meglio ancora, come essere vivente. Il coachee non è il singolo individuo come nel coaching individuale o il team come nel team coaching, ma l’intera organizzazione che deve affrontare delle sfide.

C’è chi considera il coaching organizzativo come evoluzione del business coaching. In realtà, come suggerisce Myriam Ines Giangiacomo, è l’evoluzione della consulenza di processo di Schein.

La consulenza di processo di Edgar H. Schein è un approccio consulenziale in cui il focus non è sulla fornitura di soluzioni preconfezionate, ma nell'aiutare il cliente a comprendere e migliorare i propri processi interni.

Il consulente agisce come facilitatore, stimolando l’autodiagnosi e l’apprendimento, con l’obiettivo di sviluppare nel cliente una maggiore consapevolezza e capacità di affrontare problemi futuri in modo autonomo. Questo metodo privilegia la collaborazione e il coinvolgimento attivo del cliente nel percorso di cambiamento, abbassando le resistenze e prevenendo l’opposizione al cambiamento.

"Il coaching organizzativo agisce sull’organizzazione attraverso le sue persone e pertanto è lo strumento più adeguato a stimolare e accompagnare il cambiamento culturale e i processi di sense making individuale." Scrivono gli autori del libro.

Quali sfide si possono affrontare con il coaching organizzativo?

Il coaching organizzativo è un valido supporto per affrontare le sfide sempre più complesse legate a: innovazione, trasformazione digitale, internazionalizzazione, aumento della produttività, adesione a parametri ESG, operazioni di M&A e definizione di nuovi modelli di business.

Quali benefici può offrire il coaching organizzativo?

Il coaching organizzativo può:

  • Facilitare il passaggio ad una nuova cultura organizzativa funzionale al superamento delle sfide sopra citate o al raggiungimento di obiettivi aziendali ambiziosi;
  • Ridurre le resistenze al cambiamento e sviluppare la capacità di adattamento e innovazione anche in tempi veloci;
  • Migliorare la comunicazione tra reparti e livelli gerarchici, favorendo anche la nascita di nuove idee e soluzioni;
  • Aumentare engagement e produttività.

Non si sostituisce alle attività di consulenza che operano su strutture e sovrastrutture organizzative, ma può contribuire al loro successo, agendo su elementi più profondi che talvolta sabotano le soluzioni offerte dalla consulenza.

Quali sono i presupposti fondamentali del coaching organizzativo?

1. L’organizzazione è un sistema vivente
2. L’ambiente contemporaneo è a complessità crescente
3. La trasformazione è prima di tutto culturale
4. L’organizzazione deve essere coachabile

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Come funziona il coaching organizzativo?

Nel capitolo a cura di Francesca Natale e Sandra Ermacora il coaching organizzativo viene definito come "un processo co-costruito con il Cliente attraverso l’attivazione dell’intelligenza collettiva dell’organizzazione ed è un processo emergente: ogni attività viene definita e rivista sulla base di ciò che emerge nelle fasi precedenti."

La prima fase del processo è quella dell’ascolto e dell’osservazione dell’organizzazione. I bisogni espressi dall’organizzazione potrebbero essere solo la punta dell’iceberg di bisogni più profondi, mentre i problemi dichiarati all’inizio potrebbero avere radici più profonde nella cultura organizzativa che ostacola il raggiungimento degli obiettivi aziendali.

L’obiettivo della seconda fase è scoprire la parte sommersa dell’iceberg. In questa fase viene costituito il core team (con una composizione eterogenea) che si occuperà della descrizione dello stato presente e di quello desiderato, nonché della definizione di linee guida per il disegno dell’architettura di progetto.

L’obiettivo della terza fase è disegnare l’architettura progettuale inserendo workshop, coaching individuali o altre attività utili per attuare il processo trasformativo. Dopo la fase di attuazione del percorso, si passa alla fase di feedback con la valutazione dell’impatto e, infine, alla celebrazione dei successi e dei progressi.

Il team di coaching organizzativo

"Il coaching organizzativo non si fa da soli". Ha precisato Chiara Zerbini. Proprio perché il coaching organizzativo si rivolge all’intera organizzazione e abbraccia una serie di processi, serve un team composto da professionisti con competenze diverse: project management, change and transformation management, coaching, mentoring, assessment e altre competenze tecniche più verticali (es. ESG).

Chiara Zerbini ha anche sottolineato l'importanza di saper lavorare in team, cosa a cui spesso gli stessi coach non sono abituati.

Gli strumenti TTI Success Insights possono facilitare la creazione e crescita di team di coaching organizzativo efficaci, fornendo una comprensione approfondita delle dinamiche personali e professionali. Valutando stili comportamentali, motivatori e competenze, favoriscono la collaborazione, l'integrazione delle competenze e il raggiungimento degli obiettivi comuni. Leggi l’articolo e scopri gli strumenti di assessment per team.

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